AI e Humanities
Tesi di IBM Technology: nell'era AI le discipline umanistiche diventano più importanti, non meno. L'AI genera risposte, ma decidere quali domande porre e quali risposte contano resta un problema di significato, valori e giudizio — territorio delle humanities1.
Le materie STEM spiegano molto bene come funzionano le cose, ma non cosa significano né perché le facciamo: il calcolo non dice cosa è buono ed etico, l'ingegneria non dice se stiamo costruendo una cosa buona o cattiva, "code doesn't care". Letteratura, storia, arte e filosofia rispondono a queste domande, e oggi sono più accessibili che mai proprio grazie a internet e all'AI.1
Perché l'AI non è understanding
Gli LLM operano su predizione statistica: correlazioni linguistiche, non esperienza vissuta o verità. Distinzione chiave: l'AI è sintattica, l'umano è semantico — manipola simboli senza ancorarli alla realtà. Per questo gli output possono sembrare corretti pur essendo sottilmente misaligned, incompleti, fuorvianti o sbagliati1 — vedi Pappagallo Stocastico (Stochastic Parrot) e Grounding e World Model.
Quattro contributi delle humanities
- Epistemologia — cosa conta come conoscenza, evidenza, giustificazione; per giudicare un'AI che allucina "with confident errors" e che ha imparato da internet (dove non tutto è vero)1
- Critica della neutralità — il modello è matematicamente neutro, il suo uso no. Designer, sistema AI, utente e società possono avere idee diverse su cosa è giusto, e un singolo utente non rappresenta la società: ogni training set codifica errori, ogni interfaccia assunzioni, ogni applicazione incentivi. "Un sistema AI può essere accurato e comunque fare la cosa sbagliata." Domande: chi beneficia? Quali danni possibili?1
- Interpretazione — input → AI → output → interpretazione umana → decisione → azione. L'ermeneutica insegna a interpretare sotto incertezza: letture multiple coesistenti, intento non sempre accessibile, testo che inganna senza essere sbagliato — descrivono esattamente gli output AI. L'utente diventa interprete attivo: l'AI aumenta l'importanza dell'abilità interpretiva, non la riduce1
- Retorica — la comunicazione è forma di controllo di sistema: piccoli cambi di framing cambiano gli output, l'ambiguità produce varianza. "Un prompt mal formulato è computazionalmente underspecified." Definire intento/contesto/vincoli = competenza operativa. Per questo il "linguaggio di programmazione più importante" nell'era AI è quello che parliamo dall'infanzia, e i temi di composizione scolastici allenano anche a scrivere prompt1
Correttivi
I modelli riflettono i training data: rafforzano i punti di vista maggioritari e confondono frequenza con verità. Le humanities forniscono prospettiva storica, literacy culturale, analisi critica, consapevolezza del framing — ciò che previene l'overtrust in risposte fluenti ma superficiali1.
Bottom line
"AI knows the price of everything and the value of nothing" (adattamento di una frase di Oscar Wilde)1
L'AI espande lo spazio delle risposte possibili ma non dice quali contano: valori da prioritizzare, interpretazioni ragionevoli, conseguenze tollerabili restano responsabilità umana. La skill più preziosa: critical thinking come giudizio etico, interpretativo, culturale, comunicativo.1 Si collega al dibattito dei modelli mentali in Modelli Mentali LLM a Confronto e alla questione del significato in Reti Neurali vs Algoritmi.
Vedi anche: Pappagallo Stocastico (Stochastic Parrot), Grounding e World Model, Persona Selection Model, In-Context Learning